Risparmio, investimenti e cultura finanziaria: Il ritorno dello spread

Risparmio, investimenti e cultura finanziaria:  Il ritorno dello spread

Risparmio, investimenti e cultura finanziaria: Il ritorno dello spread ed i rischi per imprese e famiglie.
L’elezione del nuovo governo italiano (c.d. giallo-verde), presentatosi con un programma più orientato alla spesa fiscale per stimolare l’economia rispetto ai precedenti, ponendosi con una dialettica avversa ai principi che ispirano l’attuale politica economica dell’UE, ha prodotto una reazione negativa degli operatori di mercato verso i mercati italiani. In particolare il rischio Paese, misurato dallo spread, come descritto nel numero precedente, si è enormemente accresciuto, producendo un rialzo significativo dei rendimenti dei nostri titoli del debito pubblico rispetto agli altri partner europei. La differenza dei rendimenti della curva del debito italiana oramai pone il nostro Paese a distanza ingiustificabile rispetto anche a Paesi giudicati di pari rischio dalle agenzie di rating, se non fosse per il rischio di una stagione politica avversa alla permanenza nel ‘sistema euro’ o tendente a produrre crescenti deficit di bilancio. Di seguito si possono apprezzare i rendimenti dei Paesi facenti parte dell’euro per singolo nodo di curva:

Gli organi di informazione segnalano come il perdurare di questa situazione possa incidere sul paese reale principalmente attraverso:
un innalzamento del rapporto deficit/PIL attraverso l’incremento del costo dei titoli di Stato
un incremento del costo del debito per imprese e famiglie per un accresciuto costo della raccolta bancaria sui mercati finanziari
una riduzione del credito offerto dalle banche per un’incidenza negativa sul patrimonio delle stesse a causa della svalutazione degli investimenti di portafoglio
Nonostante le considerazioni di cui sopra il sistema Paese, dopo la recente Grande Crisi, di cui ricorre il decimo anniversario, ha già dimostrato di saper far fronte a significative riduzioni del PIL, dovute in gran parte ad un consolidamento fiscale che ha ridotto permanentemente la domanda interna via maggiori tasse e minori servizi e trasferimenti, con un incremento delle esportazioni e una minore dipendenza dagli investitori esteri. Infatti l’Italia è riuscita, non senza costi sociali, a produrre un importante surplus commerciale, un avanzo primario significativo, un deficit/PIL entro i parametri europei e una minore concentrazione del debito pubblico in mani estere, grazie anche all’intervento delle politiche monetarie della BCE.
La resilienza italiana, nonostante l’alto debito, dà margini di manovra al Governo in carica, ma anche la responsabilità di trovare un equilibrio in ambito UE per massimizzare il supporto alla crescita del Paese senza pregiudicarne gli equilibri finanziari e l’autonomia politica finora difesi con notevoli sacrifici.
Mentre l’Italia in autunno si misurerà nuovamente con i vincoli UE, l’UE dovrà misurarsi con il nuovo corso protezionistico USA?
Ci auguriamo che l’UE possa trovare le motivazioni e il coraggio per completare l’unione dei popoli europei.

Riccardo Zannelli
Responsabile Area Finanza